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La Storia è una ‘palla’; o almeno è una ‘palla’, per come ce l’hanno fatta studiare; forse perché chi ce l’ha fatta studiare pensava fosse una ‘palla’ pure lui e come tale c’è l’ha ripassata.
In realtà, non è così. Prendete questa storia dei banditi a Venarotta, ma non banditi qualsiasi, banditi della peggiore (o migliore) specie di bandito che abbia mai girato per il centro e il sud d’Italia.
Parliamo di gente come Battistella, Pacchiarotto, Marco Sciarra; gente che se te li trovavi davanti gli dovevi fare simpatia, che un colpo d’archibugio, sennò non te lo toglieva nessuno. E ti era andata anche bene.
Quando Marco Sciarra faceva la Costa dei Guai.
Marco Sciarra è stato il ‘bannato’ piu famoso di quel periodo che va dalla metà del 1500 fino agli inizi del 1600, uno dei più famosi della Storia d’Italia. A Castello, Cerreto, Portella, Montemoro, Castel di Croce ci si trovava come a casa, tanto che tra Portella, Montemoro e Castel di Croce ci fu pure ammazzato.
Se adesso chiamiamo Costa dei Guai la zona che sale da Palmiano e da Venarotta verso Force, la colpa (o il merito) è anche sua e non tanto delle vicende di due secoli dopo.
Non era nato qui, ma, probabilmente, da qualche parte nel teramano, poco distante dal confine tra Marche ed Abruzzo, cioè tra Stato Pontificio di qua e gli spagnoli del Regno di Napoli di là. Bandito c’era diventato forse per una questione di donne (Ma va? Pare avesse ammazzato chi aveva provato ad approfittare della sua amata, funzionava così), e poi bandito ci si era mantenuto, perché se ti cominciano a correre dietro con l’accusa di omicidio, non ti fermi certo a spiegare che è stato uno sbaglio, che non volevi ammazzarlo, che la colpa è del defunto, che ha iniziato lui, e patapim e patapam.
Dopo 70 anni di guerra.
Bene, questo Marco Sciarra scorrazzava tra Campania, Abruzzi, Lazio e basse Marche e da queste parti non è che avesse proprio tutti contro, anzi. Dopo il 1559, in Italia si moriva di fame come da tanto tempo ormai non si moriva. Era finito un lunghissimo periodo di decine di guerre piccole e di due, tre guerre di quelle grandissime, con Francesi e Spagnoli ad ammazzare qualsiasi cosa si muovesse e a mangiarsela se era decentemente commestibile.
Raccolti distrutti, granai saccheggiati, bestiami sterminanti, insomma il pezzo di terra più ricco al mondo era diventato il posto peggiore per vivere.
In più, con quasi 70 anni di guerra, molti non sapevano neanche più come si coltivava la terra perché molti di quelli che la coltivavano erano morti. E poi decine di nobili spolpati nelle finanze che tornavano a casa e non trovavano più nulla, avevano poco altro da fare che continuare ad ammazzare e rubare: chi non era morto in guerra, in pace non se la passava meglio. Quanto a chi i campi era rimasto a lavorarli, be’ quelli si morivano di fame d’ufficio perché neanche ad ammazzare e rubare erano capaci.
Aggiungete che, in Italia, Ascoli Piceno e dintorni erano considerati i posti peggiori dove vivere, posti dove bastava che guardavi storto e prendevi una forconata o un colpo d’archibugio, e il quadro è bello che dipinto.
Banditi, amici del popolo?
Marco Sciarra era sveglio, tanto sveglio, così tanto che invece di fare il bandito a tutte le ore, preferiva farsela amica la gente. Per un paio di decenni nell’Appennino Centrale comandava lui. Si definiva “Marcus Sciarra, flagellum Dei, et commissarius missus a Deo contra usurario set detinentes pecunias otiosas” (Marco Sciarra, flagello di Dio, e commissario inviato da Dio contro gli usurai e coloro che possiedono denaro improduttivo). E ricordate bene: questa storia che il denaro doveva produrre ricchezza per tutti e non restare nelle tasche di pochi è roba da francescani, da banche di mutuo soccorso, roba di primi tentativi di portare un po’ di buon vivere tra la gente. Capito perché avesse tanti tifosi?
Però questa storia del sostegno popolare bisogna anche capirla bene.
La gente lo amava… forse.
Per decenni dalla metà del 1500 la zona di confine tra Marche, Abruzzi, Lazio e Umbria era stata ‘sopportata’ dalle autorità. Spagnoli e Papato non c’erano mai andati giù pesante con chi rubacchiava, ogni tanto sparava a qualcuno o dava qualche sciabolata in giro. Ma da quando era salito al soglio pontificio Sisto V, che era uno piuttosto sbrigativo di pensiero e di azione, l’aria era cambiata.
Se aiutavi o davi alloggio a dei ricercati, alla tua famiglia fino al quarto grado di parentela, veniva tolto tutto; se tuo cugino dava un tozzo di pane ad un bandito, ti trovavi, tu, senza più niente in casa, anzi, senza proprio casa; se uscivi dal paese con cibo per più di una persona, ti appendevano ad un palo per il collo; se qualcuno raccontava che tu avevi detto che i banditi alla fine non erano tutto questo male in confronto a chi ti governava, finivi a morire in una cella di pietra lurida.
Il lavoro sporco.
Per compiere questi trattamenti ‘di fino’, non si utilizzava gente del posto, ma si chiamava gente di fuori, tipo soldati corsi, che quando arrivavano si comportavano peggio dei banditi.
Dovevi nutrirli, alloggiarli, dare da mangiare alle loro bestie, trovargli femmine (se non peggio) disponibili, o meno, a soddisfare le loro voglie. E a volte erano alcune centinaia, o addirittura migliaia. E avevano impunità assoluta: i banditi, in confronto erano zucchero. E poi erano quasi di casa, parlavano che più o meno li capivi. I Corsi? Ma da dove diavolo venivano?
Gli episodi di saccheggi, massacri e ruberie non si contavano più da una parte e dall’altra. E tu eri lì in mezzo, che come facevi, facevi male.
Insomma, a Venarotta, e in generale tra la val Tesino e il Salinello era un mezzo diavolerio. Per adesso leggetevi i titoli della documentazione che trovate all’Archivio di Stato di Ascoli Piceno, e nel link qui sotto: nel prossimo post, vi raccontiamo cosa successe a Venarotta e dintorni gli ultimi anni di vita di Marco Sciarra.
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