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L’esercito di Sciarra diventa pericoloso.
Sisto V muore nel 1590, ma con lui non muore la lotta al banditismo che anzi si fa più aspra proprio con lo scopo di estirpare il fenomeno.
Agli sforzi dello Stato Pontificio si uniscono quelli degli Spagnoli del Regno di Napoli. Ormai è una lotta senza quartiere: gli spagnoli arrivano a spedire nelle Marche 7.000 tra soldati del Regno di Napoli e arruolati di ventura, che, con l’aiuto di gente del posto, cercano di stanare il battaglione di Marco Sciarra. Che al solito, se la svigna.
Il battaglione.
Sì, il battaglione. Perché non dobbiamo pensare ai banditi di Sciarra come ad una accozzaglia di disperati che cercano di riempirsi la pancia. Si tratta di un vero e proprio esercito (quello guidato direttamente da Sciarra a volte supera le 1.000 unità), divisi in bande comandate da colonnelli, come Battistella da Monte Guaidone, organizzati sul territorio con mappe aggiornate per spostarsi agevolmente, e postazioni di segnalazione.
Leggete cosa è inciso sulla chiesa di San Rocco nei pressi di Arsoli.
“Addì 25 maggio 1591 Marco de Sciarra Pacchiarotto e Petragnelo con 790 banditj Asculani et del Tronto con 200 cauallo scaramucciorno sei hore in Arsolj p fame er la fame pochi possavano resistere che il grano valeva da queste bande scuti uintisette il rubio, et in Roma arrivò a scuti 35 nel pontificato di Gregorio XIIII Sfondrato milanese che regnò solo 10 mesi et ucciseno 15 uitelle et 15 somari. Morserno in questo anno gran quantità di gentj per la fame et in Arsolj morserno 150 persone”
Più a lato si legge:
“nel 1592 di maggio ripassò Marco de Sciarra con 850 banditj et nell’anno 1593 fu ammazzato”.
Perché la fine dei banditi, è quasi sempre questa: morire ammazzati. E così avvenne per Marco Sciarra, lo vedremo tra un po’.
Dicevamo che dopo il 1590 la situazione si era ingarbugliata, e parecchio. La repressione del banditismo era ai massimi livelli e le defezioni cominciarono ad indebolire le fila dei banditi.
I delatori, fossero pure loro banditi, ricevevano in cambio denaro, impunità e un posto dove vivere tranquillamente. È ovvio che chi era ‘bandito dentro’ non ci pensava neanche ad accettare; ma tanti, stanchi di quella vita infame per coste e valli, a depredare terreni e villaggi e sempre con una lama di coltello a filo di collo, decisero di dire ‘basta’.
L’esercito comincia a sfaldarsi.
Sciarra cominciò a perdere pezzi. E con i pezzi cominciò a diminuire il suo fascino tra le popolazioni. Per mantenere un esercito ci vogliono soldi e roba per riempire la pancia: in casi come questi, i tuoi, la tua gente, quella gente che ti può dare copertura, li devi tenere buoni ed è anche per quello che le bande di Sciarra si spostarono nei dintorni di Roma.
Tutto questo si inquadra in una situazione politica disastrosa, dove tutti gli attori millantano di essere in grado di decidere le sorti dell’orbe terraqueo. Convinto della sua forza dalle tante vittorie, Sciarra comincia ad andare giù pesante, più pesante di quanto non abbia già fatto. O forse, tutta quella violenza in più, nasce dal fatto che il brigante si trova catapultato in un mondo non suo, a gestire questioni che anche uno in gamba come lui, non può arrivare a gestire.
Quasi assedia Roma nell’estate del 1590, vantandosi di decidere perfino l’esito del Conclave che doveva eleggere il successore di Sisto V; ma si ritrova a vagare per i castelli romani campando i suoi al solito modo. Pochi mesi dopo, Alfonso Piccolomini, il suo alleato che spadroneggiava in Toscana ed Emilia, viene catturato e giustiziato. Sciarra e i suoi banditj Asculani et del Tronto diventano sempre più indigesti. A dargli addosso adesso sono papalini, spagnoli e pure alcuni degli stessi banditi che cominciano a smembrare le fila dell’esercito sciarrano con segnalazioni e delazioni.
A questo punto Sciarra sembra andare in confusione. Si offre al papa per combattere gli ugonotti francesi, ma il pontefice neanche gli risponde; poi cerca di trovare un accordo con i veneziani, per aiutarli a sconfiggere i pirati dalmati, ma prima la Serenissima lo accoglie e poi ritira il suo appoggio per fare un favore a Clemente VIII. Tra il 1591 e il 1592 i massacri di persone e bestiame nei castelli romani non si contano più.
Arriva la fine.
Sfiduciato, abbandonato dalla metà dei suoi si rifugia nella sua terra. Ma ormai è l’ombra di quello Sciarra che era amato dai contadini e temuto dal potere. E in patria non va meglio. Assalta conventi, abbazie, poderi, ormai va avanti tra tentativi di omicidio sventati ed esecuzioni sommarie.
A questo punto le notizie sui suoi spostamenti si fanno confuse. Da buon bandito, Sciarra manda in giro notizie di ogni tipo, dice di essere da una parte e appare da un’altra. Anche la sua morte diventa difficile da decifrare. Qualcuno dice che sia morto nell’isola di Creta dopo essersi imbarcato di nascosto; ma molto probabilmente questo fa parte di uno dei suoi depistaggi. Altri sostengono che sia stato ucciso in località La Croce sui Monti Gemelli, ma non ci sono documenti storici che possono confermarlo. Invece molto probabile che sia andata come racconta l’unico testo che nel 1594 parla della sua morte e che potete scaricare nel link qui sotto.
È il novembre del 1593 quando Sciarra risale la Costa dei Guai, passa Portella e si ferma a dormire in una casa da qualche parte tra Monsampietro, Castel di Croce e Montemoro. La località di cui parla la tradizione è La Croce, e nel testo del 1594 si fa invece riferimento ad un posto vicino a ‘Montemora’ una villa nei pressi di Ascoli. E guarda caso, lì vicino c’è proprio Castel di Croce che al tempo non si chiamava così, ma semplicemente ‘La Croce’ (guardate la mappa che trovate in fondo alla pagina che trovate a questo link).
Sempre secondo il testo del 1594 Sciarra sale di sopra e i suoi compagni, compreso Battistella da Monte Guaidone, rimangono sotto. Ad un certo punto della notte, i congiurati salgono le scale e proprio Battistella lo accoltella nel letto, mentre dorme.
Cosi termina la vicenda terrena di uno dei briganti più famosi della Storia d’Italia, tradito dai suoi stessi fidati compagni. Battistella in particolare, riceverà denaro e e un posto dove vivere tranquillo fino alla fine dei suoi giorni; stesso destino per gli altri congiurati. Più che le armi a vincere Sciarra fu forse la sua stessa fama: era diventato troppo potente ma allo stesso tempo troppo debole per poter essere lasciato vivere. In quei casi, o sei così forte da far saltare il banco o sei tanto debole da finirci schiacciato sotto.
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