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Organizzatore
Ufficio Turistico del Comune di Venarotta
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Briganti, ma non sempre.
Briganti? Adesso non ce ne sono più (almeno da queste parti). Ma questo itinerario passa attraverso la famigerata ‘Costa dei Guai’ (da cui la chiesetta di Sant’Antonio prende il nome): e, credeteci, mai nome fu più azzeccato.
Qui passavano regolarmente, a partire dalla metà del 1500, gruppi di banditi (nel senso di esclusi dalle comunità) che diventavano solo per questo briganti (nel senso che era meglio non averci a che fare). Nomi come quelli di Marco e Luca Sciarra, Battistella da Monte Guaidone, Pacchiarotto, ancora riecheggiano tra queste alture. Ma avremo di riparlarne. Per ora concentriamoci sulla Chiesa e immaginate di essere in compagnia di qualcuno di loro.
Per arrivare alla Chiesetta di Sant’Antonio dei Guai ci sono parecchie strade. Alcune partono direttamente da Venarotta e salgono verso nord-ovest fino a raggiungere la sommità della collina. In questo caso bisogna mettere in conto che il dislivello è un po’ più pronunciato anche se per niente difficile.
Comodi, ragazzi…
Ma mettiamo che ve la vogliate prendere comoda. In questo caso potete parcheggiare l’auto al bivio per Palmiano che trovate qui, per poi proseguire nel sentiero sterrato che dopo circa un chilometro e 300 metri vi porta allo spiazzo antistante la chiesetta. Non c’è possibilità di sbagliare percorso perché l’unico punto che può creare qualche dubbio è la biforcazione verso sinistra che vi fa salire in cima. Se invece proseguite a destra scenderete verso Venarotta, ma comunque troverete un bivio che a sinistra vi fa tornare sulla collina.
Breve ma rilassante.
È la classica passeggiata breve per chi esagera un po’ troppo a pranzo oppure vuole vedersi le stelle in qualche bella serata d’estate. Rumori zero, perché appena abbandonata la strada asfaltata si piomba in un attimo in mezzo alla natura. In lontananza forse potreste sentire l’eco di qualche trattore, ma più facile che facciate la camminata con il ronzio di qualche insetto comunque poco interessato al vostro passaggio. Di sicuro il panorama è incantevole e a metà percorso si apre una vista su Vettore, Sibilla e Priora che permette di vedere i Sibillini meridionali in tutto il loro splendore. Se siete fortunati e la giornata è chiara, più a sinistra riconoscerete la sagoma inconfondibile del Gran Sasso d’Italia.


